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RespiradArte

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia
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Con questo progetto ci poniamo l’obiettivo di far uscire le illustrazioni dagli spazi impalpabili del virtuale trasferendole sui nostri volti.

Il Respiro è rilevante anche nell’Arte, dunque perché non scegliere di indossare un’illustrazione proprio sul prodotto più ricercato del momento? 

 

IL PROGETTO RespiradArte ed 

I COPRIMASCHERINA FIRMATI DA GALVANO

permetteranno di completare il look di adulti e bambini

selezionando la nostra opera preferita 

o, perché no, collezionandole Tutte !

 

Una pennellata di colore Rosso, simbolo dell'energia vitale mentale e fisica; il colore della forza psichica e motoria proprio come la Nike di Samotracia personificazione della vittoria sportiva e bellica affiancata dall'artista al senso di straordinaria potenza fisica e concentrazione mentale del David di Michelangelo.

Una pennellata di colore Blu, simbolo di calma, tranquillità ed equilibrio nella sfera emotiva proprio quello che trasmette il Cristo Redentore collocato sulla cima della montagna del Corcovado a picco sulla città di Rio de Janeiro, volutamente accostato dall'artista alla Statua della Libertà rappresentante la dea della ragione con in mano la Torcia simbolo del sapere massonico.

Si Ringrazia l'amico Matteo Corti per aver sostenuto

la realizzazione del progetto.

www.linkedin.com/in/matteocorti1979

profilo instagram @eroeinviaggio

TOP quaranTEN

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia
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PANDEMIA e LOCKDOWN: Come va e in che direzione va il Sistema dell’Arte ?

Anche il Sistema dell’Arte non è certamente immune dal periodo che noi tutti stiamo vivendo. L’impatto del virus su eventi e programmazioni è una situazione inedita che trascinerà con sé conseguenze che ritroveremo tali anche nei prossimi mesi. Prima tra tutte la perdita di introiti anche se, a differenza delle catastrofi naturali quali terremoti e alluvioni che tutto si portano via, in questo caso tutto continua ad esistere anche se immobile e inaccessibile.

Musei, Gallerie, Artisti, Curatori s’ingegnano per raggiungere le case e andare incontro al pubblico. Il mondo dell’Arte non rimanda, non si congela ma reagisce proponendo un’ampia offerta culturale on-line. Di Cyber-Museum se ne parla dagli anni ’90, quando ancora l’umanità non prevedeva di doversi ritrovare a vivere per settimane in isolamento su scala globale. Oggi ancor più di qualche anno fa occorre ripensare la Museologia, ricostruendo sale espositive e contenuti, al fine di dar vita a Musei Senza Muri accessibili da casa con un semplice click. Ecco che in quarantena il corpo si ferma, ma la mente di ognuno di noi continua a correre e viaggiare raggiungendo in brevissimo tempo Vienna, New York, Roma, Berlino, Parigi, Madrid…

L’avanscoperta così ci permette di tenere memoria delle opere che più ci hanno incuriosito per poi programmare i prossimi itinerari sul campo perché, non dimentichiamolo, l’emozione di trovarsi davanti ad un’opera d’Arte è INSOSTITUIBILE!

Puntare sull’on-line OGGI e presentarsi al meglio per accogliere ancor più visitatori DOMANI ! Proprio in questi momenti mi piace tornare alle origini etimologiche di alcuni termini: Crisi dal greco antico indica sì un punto di Rottura ma anche una Svolta.

Fino a poco tempo fa amavo andare in visita presso le Case-Museo, a pensarci bene ho anche seguito un Corso di Laurea a riguardo e sin da subito me ne appassionai…oggi riscopro il Museo a Casa.

Instagram ci trasmette immagini in diretta: curatori che intervistano artisti, critici che svelano curiosità ed enti museali che sviluppano soluzioni interattive di edutainment. Un consiglio? Le Scuderie del Quirinale aprono le porte attraverso i Social e ci mostrano un “Raffaello in Lockdown” perché non dimentichiamoci che il confinamento sociale lo viviamo noi, ma anche gli stessi artisti che continuano a vivere attraverso le proprie opere.

Del Botticelli ad esempio ne vediamo la piena attinenza al tempo presente in ben due opere: “Nascita di Venere” in cui il mantello retto da Flora richiama forme e colori del polmone destro e ancor di più ne “La Primavera” in cui vediamo la sagoma di due polmoni disegnati dall’intreccio della vegetazione come a voler nascondersi nel capolavoro. Sono queste le informazioni che arrivano a tutti, oggi più che mai le facciamo nostre, e per sempre ci faranno ricordare quanto smisurato sia il valore del Respiro.

Tornando ad oggi lo stesso vale per i nostri artisti contemporanei, alcuni lontani dai propri studi e impossibilitati a raggiungerli a causa delle ristrettezze previste dalle normative hanno preso quanto possibile facendo di casa propria il proprio studio. Si confrontano con nuovi spazi e traducono in immagini il sovraccarico informativo come a volerne somministrare una cura disintossicante. Parlo da critica e curatrice d’arte ma anche da moglie di un’artista che ogni giorno ha a che fare con questa nuova seppur momentanea piega creativa. Matteo Galvano da giorni è impegnato in una nuova serie di lavori che pongono l’attenzione sul Virus suscitando l’interesse di adulti e bambini.

Per concludere vorrei ricordare che ci avviciniamo al 22 aprile, la giornata dedicata alla Terra e studi scientifici hanno dimostrato quanto un’umanità meno mobile faccia vibrare meno il nostro Pianeta. Dunque Restiamo a Casa! Siamo abituati ad andare incontro al Bello, ma per questa volta lasciamo che sia il Bello a Raggiungere Noi.

architAMORfosi - interface HUB/ART

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia
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Il progetto architAMORfosi nasce dall’esigenza dell’artista di rappresentare angoli della città in una modalità del tutto propria, o meglio angoli di diverse città come non li abbiamo mai visti.

Guardando alle opere qui esposte possiamo notare un forte richiamo alle Sceneggiature di un film, alle inquadrature capaci di mettere in risalto ambiente e personaggio in un passaggio d’immagini che scorrono ed evolvono tra un fotogramma e l’altro fino a creare la pellicola cinematografica.

Nel dettaglio è il Campo Medio ad avere maggior affinità con quanto appena citato: in ognuna delle opere è ancora molto presente l’ambiente, pur essendo di più forte impatto il protagonista. Ambiente dall’artista interpretato come fascio di luce bianchissima che ad alta frequenza s’irradia su tutta la superficie lasciando spazio ad un solo ed unico protagonista: l’elemento architettonico.

Non soltanto affinità, ma anche distinzioni tra il mondo del cinema e le opere in mostra. La sensibilità nei confronti della Luce che possiede il primo è un elemento che per il secondo non può mancare. Per Matteo Galvano luce è libertà d’immaginazione, spazio su cui si può costruire ogni cosa, possibilità di far emergere ciò che fino a poco prima poteva considerarsi soltanto uno schema immaginario.

Bianco e Nero fino ai primi anni ’30 per poi proiettare a colori, ma di una cosa sono certa: la scomposizione di quella luce bianchissima visibile in questo percorso espositivo, secondo la Teoria del Prisma di Vetro di Newton, si tramuta nei sette colori dello spettro all’interno di ognuno di noi o meglio nel passaggio tra il nostro ragionamento logico (mente conscia) e la nostra emozione (inconscio). Noi siamo dunque a far la parte del prisma che assorbe, scompone e disperde, considerato che ogni uomo memorizza, reinterpreta e comunica.

Seguendo il percorso e osservando ogni opera vi sembrerà di viaggiare in un istante tra città geograficamente distanti tra loro e ancor di più la sensazione si pronuncerà davanti all’opera “Land-Time” ribattezzata nell’ultimo periodo #DistantiMaUniti vista la Pandemia da COVID-19 che ha coinvolto tutti i Continenti del nostro Pianeta.

Quest’ultima è un’opera inedita in cui l’artista ha impegnato le sua forza creativa moltiplicando quella fusione che fino ad oggi prendeva il suo spazio su un lato soltanto. Con “Land-Time” Matteo Galvano vuole evidenziare che la storia dell’architettura è da scriversi non soltanto nella visione di palazzi restaurati e ri-modernizzati negli anni nei segni visibili di ciò che erano e che oggi sono, ma che accostando vari elementi architettonici del passato come del presente, e facendone di essi un estroso restauro, la scrittura appare più fluida, così come la penna del miglior compositore scrive su un foglio da sinistra verso destra senza mai fermarsi, fino a che lo spazio lo permette e fino a crearne la miglior narrazione.

Oltre alle opere facenti parte della serie architAMORfosi l’artista, grazie ad un Team di specialisti nel campo 3D, ha realizzato per la prima volta il desiderio di tenere tra le mani una sua creazione: l’emozione è stata così forte da non poter resistere dal presentarla al pubblico; qui troverete tre esempi di stampa 3D ripresi e reinterpretati fino a crearne un effetto visivo totalmente nuovo e studiato in maniera differente per ognuno di essi.

Per la sezione 3D l’artista è stato affiancato da chi ha molto creduto in lui e nella sua idea:

Co-ideatore Lorenzo Manzoni (eyewear designer)

Modellazione 3D a cura di Riccardo Gatti (dott. magistrale in disegno industriale)

Stampa a cura di Sharebot Monza

 

Il progetto è da considerarsi Rivoluzionario poiché lo studio di fusione tra architetture non porta a ritrovare le stesse nell’ambiente reale, ma questo è solo l’inizio ! L’ambizione è ben più grande di quanto oggi voi vediate, quindi continuate a seguire le nostre attività certi di non rimanerne mai poco sorpresi.

architAMORfosi - Museo di Villa Bernasconi

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia
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VILLA BERNASCONI eccoci tornati qui da Te

concepita come abitazione privata dell’ingegner Davide Bernasconi, per poi vederti, dopo qualche anno dalla sua morte, nelle mani di molti tra cui un Comando della Guardia di Finanza e diventare, negli anni a seguire, fruibile al Pubblico grazie all’acquisto da parte del Comune di Cernobbio che tutt’oggi tiene cura di ogni aspetto che ti riguardi.

Da poco hai aperto le tue porte al Pubblico in una Nuova Veste: ora sei MUSEO !

Coloro i quali hanno avuto l’opportunità di “VIVERTI” ed “ABITARTI” fino ad oggi, per la prima volta sentono la tua Voce nel percorso di visita. I protagonisti degli eventi organizzati nelle tue Sale certamente si saranno domandati: “Chi sa cosa lei avrà pensato di Noi ?!”

Questo il pensiero che si è scatenato nell’artista Matteo Galvano, il quale ha scelto di Donare il tuo “ritratto” al Museo, in segno di Ringraziamento per la Calorosa Accoglienza in occasione di un Progetto che l’ha visto Partecipe nel 2014, “La Chiave Contemporanea del Liberty”, che ha portato curatrici ed artisti ad approfondire il tema del periodo storico in questione, con passione ed attenzione ad ogni dettaglio.

 

Alle prime notizie riguardanti il Nuovo Utilizzo della Villa,

l’artista Galvano insieme alla Curatrice (Dott.ssa Roberta Macchia) dell’evento sopra citato

hanno ipotizzato la donazione dell’opera che, con approvazione della Responsabile Ufficio Cultura Claudia Taibez, ha trovato posto nel percorso di visita e da oggi segna il Respiro di una Contemporaneità nel Pieno Rispetto delle Stratificazioni del Passato.

 

Unitamente alla donazione nasce la proposta di realizzare una MOSTRA PERSONALE, volta a sintetizzare in un unico ambiente ( la Torretta ) ed in un unico termine ( architAMORfosi ) sia il passato di questa affascinante Location sia il futuro dell’artista, il quale proporrà al pubblico per la prima volta la serie da cui è tratto il titolo dell’esposizione. 

 

architAMORfosi nasce dall’esigenza dell’artista di non fermarsi a ciò che ognuno di noi è capace di vedere attraverso l’occhio umano, viaggiando, navigando in rete o semplicemente sfogliando le pagine di un Libro. Matteo Galvano ama l’architettura e la interpreta a suo piacimento come a voler riappropriarsi della città ideale. Ecco che, attraverso le sue più recenti opere, due città geograficamente distanti tra loro si fondono immaginando di vivere condividendo lo stesso spazio, utile a ottenere silenziosi momenti nel turbinio dei suoni urbani tradotti nel continuo ripetersi di tratti della sua biro. 

 

Perché proprio questo Titolo ?

architAMORfosi richiama il termine Metamorfosi e quest’ultimo può essere l’estrema sintesi di quanto Villa Bernasconi fino ad oggi ha vissuto: più immediato il richiamo con le decorazioni esterne del baco da seta ricomposto ora come bruco ora come farfalla, più riflessivo il richiamo ai cambiamenti morfologici, fisiologici indicati nelle prime righe di questo testo, implicanti ogni volta un diverso rapporto con l’ambiente circostante.

 

TU, Gioiello del Liberty, ci hai accolto DUE VOLTE

In veste di Location nel 2014

In veste di Museo OGGI

e di questo te ne saremo Sempre Grati.

JCE - Biennale d'Arte Contemporanea

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia

architAMORfosi TORRE PENDENTE (Pisa) - TURNING TORSO (Malmo)

 

esprime la convinzione dell’artista circa la possibilità di riappropriarsi della città ideale. Quest’opera raggiunge l’obiettivo fondendo due città geograficamente distanti tra loro, immaginando di viverle in un unico momento ed avvolgendole in tutto lo spazio, utile ad ottenere silenziosi momenti nel turbinio dei suoni urbani tradotti nel continuo ripetersi di tratti della sua biro.

EXPO MILANO 2015

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia

architAMORfosi – MULINO NELLA “BOLLA” GENOVESE

La metamorfosi tra diverse architetture vuole far luce sulla possibile fusione di elementi che molti di noi scindono come appartenenti a città o periferia. Nel caso specifico di quest’opera il mulino ad acqua, insieme agli esemplari che si possono ammirare nella biosfera di Renzo Piano a Genova, sembrano voler portare l’ambiente rurale in città.

I RICETTARI D'ARTE - In studio dall'artista

testo a cura di
Andrey Mussa

L'architettura come arte delle forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita, con Matteo Galvano...Un ricordo architettonico non si conserva, ma si ricostruisce, e domani la sua RICOSTRUZIONE riparte dalla Danimarca: JCE BIENNALEN. All'interno dello splendido spazio museale JEUNE CREATION EUROPEENNE.
Lui ricostruisce sul passato senza distruggere le sue fondamenta...

Fonde la storia  dell'architettura in un unico linguaggio visivo.“Una casa è una macchina da abitare. Bagni, sole, acqua calda, acqua fredda, calore a volontà, conservazione del cibo, igiene, bellezza e proporzione..."Le Corbusier

A volte, trovandosi davanti all'opera di Matteo Galvano si ha la sensazione di osservare della grandi astronavi, capaci di farci viaggiare nel tempo.
Opere realizzate interamente con la "biro" PaperMate e si comprende subito la vocazione architettonica dell'artista. Anche gli schizzi preparatori dell'opera finale, non sono abbozzi, ma veri e propri studi. Accanto ad ogni disegno, infatti, abbondano note e appunti...pensieri, forme.

Osservando la sua opera, spesso mi riporta al giovane architetto comasco Sant'Elia, quando sue architetture e strutture sognanti si ergevano su grandi fogli bianchi... senza mai preoccuparsi se queste un giorno venissero realmente realizzate tanto erano improponibili e incostruttibili.
Ma...sappiamo come i grandi geni vivono in dimensioni, tempi e mondi improponibili alla logica contemporanea.

LA LUCE... la intravediamo nello spazio che circonda la sua opera. Grandi spazi bianchi... la carta che diventa luce e si identifica nello spazio. Linee rette le sue, che si fondono in un cronotopo visivo quadridimensionale... composto da quattro dimensioni: le tre dello spazio (lunghezza, larghezza e profondità) e il tempo, il quale rappresenta il "palcoscenico", sopra di esso come rappresentazioni del quotidiano entrano in scena i fenomeni fisici. Accade questo sui grandi fogli di Matteo Galvano; degli eventi... punti, che ciascuno di essi corrisponde ad un fenomeno che si verifica in una certa posizione spaziale e in un certo momento della sua giornata.

L'artista interviene su quei fogli posizionando le sue architetture in un preciso e determinato tempo. Attraverso la sua "biro" riscrive con il segno la storia dell'architettura urbanistica, suggerendoci coordinate spazioTemporali.

Immaginiamo dunque di "uscirne fuori" da quel foglio per osservarlo...assomiglia per ricorrere a un'utile a me cara metafora, a un FILONE DI PANE nel quale ci sono le linee d'universo degli oggetti: la lunghezza è la dimensione temporale, per lo spessore e la larghezza ci sono gli eventi così come sono disposti nello spazio. Ricordiamoci che noi qui lontano dal foglio vediamo tutto lo spaziotempo, e dunque tutto lo spazio esistente e tutto il tempo, sia trascorso che futuro.

Ogni fetta di un vero filone di pane, se si trascura la profondità (la "lunghezza" del filone), ha solo due dimensioni, mentre una "fetta" dello spaziotempo, se si trascura il tempo (allo stesso modo della "lunghezza" nell'esempio precedente) comprende tutt'e tre le dimensioni spaziali. Un piccolo errore teorico di fondo nell'esempio precedente, ma che Galvano inconsciamente o coscientemente illustrandomi la lunghezza dei fogli di luce bianca, quindi la lunghezza dello spazio nel tempo... Non solo fa sì che delle linee rette si delineano nelle quattro dimensioni ma, mi proietta consapevolmente nelle linee prospettiche della sua cucina.

Architetta il suo piatto... Trita attraverso una "macchina da cucina" dei datterini con mandorle e salvia, raggiungendo una colorazione che contrasta efficacemete con il colore grigio del cielo, che si osserva dalla sua finestra. In attesa che il sugo e la pasta (delle farfalle... e vi assicuro che la scelta non mi dispiace affatto, le adoro...) cuociano, mangiamo un misto di formaggi che dall'Asiago pizzicante... (scendendo verso le provincie di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del fiume Reno e Mantova a sud del fiume Po, per poi accarezzare la terra toscana e del lazio) contrastano con le dolci salse di fichi e di mele.

Non so perchè ma... le caratteristiche di uno spiedino di carne mi permettevano in quel preciso istante di ipotizzare la possibilità, sotto certe condizioni gustative e olfattive di coordinarmi nelle quattro dimensioni: larghezza lunghezza profondità e tempo... Tempo che rappresentava il "palcoscenico" nel quale si stavano interpretando effettivamente I RICETTARI D'ARTE.

C'è un particolare non di poco conto che racconta il personaggio Matteo Galvano, come Antonio Gaudì la sua vocazione e ispirazione artistica è biblica... Lo stesso senso mistico e religioso accompagna Galvano attraverso la sua quotidianità rivolgendosi al prossimo come se stesso fa con la "biro" a contatto con la carta...

A MISURA D'UOMO - Lugano

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia

Il titolo di questa mostra nasce dall'approfondimento e lo studio delle opere di Matteo Galvano, che mi hanno permesso di percepire quanto ricordino alcuni tra i pensieri appartenenti ad un personaggio di un'epoca a noi passata: MARCO VITRUVIO POLLIONE diventato celebre grazie al trattato "De Architectura", in armonia così come in discussione con le opere di Matteo Galvano che in questa sede propone per la prima volta la serie architAMORfosi. 

Così esprime la sua volontà di riappropriarsi delle città ideali, anche se realmente diverse e concretamente distanti. Proprio attraverso queste nuove opere l'artista crea una fusione immaginando di viverle in un unico istante, con anima e corpo, trovando tutto lo spazio possibile per farci sentire in pace nel mondo immaginario a noi circostante: perchè anche la città, concepita dall'uomo per l'uomo può diventare a suo modo "ideale", non solo per chi la progetta e la costruisce, ma anche per coloro i quali usufruiranno delle sue strutture giorno dopo giorno.

"A MISURA D'UOMO" rappresenta un richiamo diretto verso il modo di dire che tutti noi, almeno una volta, abbiamo pronunciato: forse per far luce su qualcosa di adatto alle nostre dimensioni? ai nostri desideri?Fors'anche per elogiare una piccola città in contrapposizione alle metropoli considerate disumanizzanti? Tutto ciò potrebbe essere nato dal desiderio di armonia tra uomo e spazio.

LA CHIAVE CONTEMPORANEA DEL LIBERTY

Villa Bernasconi - Cernobbio

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia

Ogni tipologia d’arte è sempre da definirsi “applicata”: in qualunque campo essa si svolga, nel portarla a compimento, non si può prescindere dal suo momento tecnico. A tal proposito il Liberty esclude ogni gerarchia tra le arti e non crede alla distinzione tra arti maggiori e minori, arti libere ed arti utili, ma preferisce creare un armonico ambiente di vita sociale. In principio lo stile era fruibile ad un pubblico di estrazione alto-borghese, ma gli intenti furono quelli di garantire un’eleganza e una bellezza moderne ad un pubblico più esteso. In pochi anni si andò diffondendo a tutti i ceti sociali: arte in strada, nei negozi, nelle stazioni e nei metrò, applicata nel rispetto delle stratificazioni del passato, ma anche con il diritto dell’oggi ad emergere dignitosamente con riconoscibile identità. Tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento il Liberty chiude le porte con il passato per uniformarsi ai nuovi processi di produzione industriale. Questo fu il giro di secolo in cui si sperimentò l’innovazione tramite l’utilizzo di nuove fonti di energia e la creatività dinamica che portò alla trasformazione del gusto con nuovi linguaggi e nuovi piaceri quotidiani. Nacque così uno stile disinvolto e inconfondibile, in equilibrio tra natura e cultura, distante dalle correnti ottocentesche in onore del passaggio al nuovo secolo.

Diversi Paesi già vivevano nel pieno di quest’epoca singolarmente attraente, mentre l’Italia si mosse in ritardo ma, «con lo slancio dal sangue latino, ha conquistato i primi posti» allineandosi ai fermenti dell’Arte Nuova con piena fiducia nel progresso. Questo fu, non a caso, il periodo dei Viaggi in Italia, dai quali si tornava con le immagini dell’architettura tradizionale: disegni di viaggio, cartoline illustrate e dagherrotipi.

 

In un giro di secolo più recente e più vicino a noi ecco i Viaggi e la fotografia mantenere la loro importanza: Matteo Galvano, infatti, realizza le architetture che più lo hanno colpito durante un viaggio o in una semplice passeggiata a pochi passi da casa e, dopo aver studiato con attenzione gli innumerevoli scatti fotografici, ecco nascere tratto dopo tratto e con evidente magistero delle proporzioni, un’opera d’arte creata da composizioni spaziali uniche per intensità e segno, capace di modulare l’infinita gamma dei grigi fino al nero più vellutato su di un fondo pieno di luce, che dona spazio e ordine al bianco della carta cotone, colore leader dei simbolisti in pittura, simbolo di nitidezza e chiarezza visiva. In ogni opera Galvano predilige la calcolata risonanza del vuoto rispetto al pieno, visto come mezzo di costruzione spaziale capace di dare respiro vitale e qualità ad ogni dimensione: non è, dunque, assenza, ma concreto fattore connettivo. Nella realizzazione dell’opera, l’artista Galvano sembra seguire il metodo adottato da Walter Crane (1845-1915) per i suoi disegni illustrativi. Si serve di linee di ogni tipo: eccentriche, imprevedibili, determinanti, enfatizzanti, delicate, di controllo e di unione. Alto è l’interesse verso la linea, verso il suo potere nello sprigionare un movimento carico di energia in una libera e armoniosa articolazione dei volumi, distribuiti in maniera difforme a seconda dei guizzanti scatti asimmetrici e del forte dinamismo. Scioltezza ed eleganza estreme permettono all’artista Galvano di giocare con il rapporto tra linee rette e curve, di trovare soluzioni agili e pulite nei grattacieli dall’essenzialità compositiva che non temono alcuna dissimmetria. Come nel Liberty anche Galvano dimostra il suo rifiuto verso tela e olio, scegliendo di usare per ogni sua opera la carta cotone su cui disegna grazie all’uso esclusivo di una penna biro nera.

testo a cura di
Lucia Magatti

La bellezza senza tempo, l’immortalità stilistica di un movimento decorativo che diede sfogo a molteplici espressioni artistiche dall’architettura ai complementi d’arredo; dal disegno tessile alla moda; dalla grafica alla pittura; dalla decorazione su vetro alla ceramica; dai giornali ai manifesti pubblicitari. Una meravigliosa contaminazione che segnò un periodo storico di grande impatto in Italia e in tutta Europa. E’ chiamata Art Nouveau, Jugendstil,  Modernismo Catalano, Secessione o ancora Modern Style, ma che in Italia  è conosciuto come  “Floreale” o “Stile Liberty”. 
La mostra che vi presentiamo si basa sui concetti di questo periodo storico, rivisitati in chiave moderna e fantasiosa attraverso il linguaggio pittorico, scultoreo e fotografico, presentando una sorta di tributo a  quest’epoca davvero affascinante. La chiave per aprire le porte del passato al presente tramite le opere di due talentuosi artisti contemporanei; quadri che si plasmeranno alla maestosa bellezza di Villa Bernasconi, uno dei complessi Liberty più rappresentativi e maestosi di tutto il territorio Nazionale.  
Qui incontriamo le architetture bicromatiche di MATTEO GALVANO,  artista comasco, icastico e razionale, famoso per tecnica pittorica con la penna biro. Le opere architettoniche in bianco e nero di Galvano si fondono alla perfezione con uno dei concetti fondamentali dello stile liberty. Questo movimento scalzò l’autorità dell’operato formale accademico aprendo nuove strade e nuova curiosità, così anche Galvano apre se stesso allo spettatore proponendo la sua ricerca dello spazio, la sua visione unica, l’armonia delle forme esaltate da prospettive uniche e non banali, immagini perfette grazie alla sua esemplare capacità di realizzazione. Molte opere rappresentano città come Torino, Parigi e Vienna, luoghi in qui il Liberty ebbe rilevanza particolare; altre rappresentano l’Italia e Cernobbio con un omaggio particolare anche alla villa che ospita l’evento. 

 

Quando la Ragione incontra la Biro

testo a cura di
Dott.ssa Roberta Macchia

L’arte di Matteo Galvano acquisisce la sua più splendida forma grazie alla meticolosità nell’uso della Biro. Proprio da questo pensiero nasce l’idea di accostare, al nuovo codice a barre bidimensionale Quick Read Barcode, che fa da logo, parole chiave aventi come iniziali le stesse dell’acronimo QRB.

Così prende vita il titolo della tanto attesa mostra personale, che vorremmo rendere itinerante: Quando la Ragione incontra la Biro, che porta dentro sé il vero e proprio metodo artistico del protagonista. Galvano, prima di iniziare qualunque tipo di rappresentazione architettonica, getta le fondamenta e ne idealizza una planimetria con il solo uso della ragione, per poi permettere all’inchiostro di distribuirsi sul foglio, con differenti intensità, tramite l’azione di rotolamento della sfera posta all’interno della biro guidata dalla sua abile mano.

Inizialmente la penna biro non la si associa all’arte, bensì più al lavoro d’ufficio, ai tempi della scuola, alla routine quotidiana: essa è onnipresente nella società odierna specialmente ai fini della scrittura o della tracciatura di disegni geometrici e schizzi.

Personalmente ritengo opportuno definire con il termine Arte, non solo il risultato finale delle sue opere ma, anche e soprattutto la scelta di adottare una nuova tecnica pittorica capace di donare, ad esse, effetti chiaro-scurali superiori a quelli normalmente raggiungibili con l’uso dei tradizionali e da sempre citati strumenti.

Così come dall’unione di filamenti di seta si ottengono tessuti pregiati ed unici nella brillantezza dei colori cangianti, anche le opere di Galvano lasciano intravedere, a differenti esposizioni dei raggi solari, gli infiniti tratti di un colore nero non più nero.

L’artista non si è mai sentito a suo agio tra i colori, ma sembra che siano proprio loro a voler timidamente apparire, una volta terminata l’opera, volgendo il nero dell’inchiostro ad una colorazione cangiante e donando all’opera differenti ombreggiature capaci di solleticare l’esame visivo.

Protagoniste della mostra saranno le città più care all’artista. Alcune opere rivolgono l’attenzione alla città dalla quale ha tratto le prime ispirazioni durante un viaggio nel 2010: NEW YORK. Il grande continente d’oltreoceano non viene rappresentato dalle architetture più note, bensì da palazzi sconosciuti, presi da angolazioni inaspettate, che l’artista ha saputo rendere “vivi” sulla carta.

Altri quadri saranno dedicati a COMO, culla dell’artista. Un omaggio ai grandi nomi dell’architettura italiana e ad alcuni dei palazzi portatori di grandi memorie e simbolo della sua città. E’ presente anche un’architettura di MILANO nel suo volto meno noto ma certamente più moderno, che ci guida verso il futuro, l’Expo e la globalizzazione.        

Soggetto comune a tutte le opere di Galvano è l’architettura, intesa come opera dell’ingegno umano, oltre che disciplina avente come scopo l’organizzazione dello spazio in cui l’essere umano vive la sua quotidianità. Dell’architettura egli evidenzia il mistero di ciò che contiene e la trasparenza di tutto ciò che la circonda, regalando a lui stesso e a chiunque decida di immergersi in un suo quadro, la piena libertà d’immaginazione circa qualsiasi cosa possa essere presente intorno a ciò che già è rappresentato, intorno a quelle misteriose architetture che sembrano dissolversi nella luce. Ecco che la luce si identifica nello spazio, che dà modo alle architetture di respirare e di sfumare, lasciando un senso d’infinito immaginario: lo spazio è concepito come aspetto complesso dell’esperienza umana, aspetto non riducibile al solo senso della vista, poiché i termini Ammirare e Visitare rimandano ad esperienze del tutto differenti a seconda della situazione, dell’ora del giorno e della stagione.

Così l’architettura diventa una meta raggiungibile, in alcune delle sue opere, grazie ad elementi del quotidiano che fanno da guida, in cui l’uomo trova riparo e ripone fiducia: semafori e cartelli stradali non sono, secondo il pensiero di Galvano, ostacoli né tantomeno elementi di disturbo durante il suo momento di maggiore ispirazione, bensì li ricerca. Ognuno di essi sta ad indicare una direzione ordinata verso un luogo preciso, un punto di incontro e di ritrovo, un luogo in cui sentirsi sicuri in situazioni di emergenza.

Da guida, dunque, possono fare sia cose che persone. Sarà proprio una guida a seguire i soci dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sezione Provinciale di Como - in un’attività di visita culturale all’interno di un museo o di un’esposizione artistica, con la metà di quanto raccolto dalla vendita dei cataloghi: quanto devoluto sarà, infatti, destinato al pagamento del compenso a favore di essa. Tra tanti Enti Benefici si è scelto proprio questo poiché l’artista affronta, in ogni sua opera, il tema della luce come elemento di serenità e del buio come portatore di paure e timori. Coloro i quali quotidianamente convivono con l’impossibilità di godere della semplice luce del Sole e dei colori della natura, meritano di condividere con lui determinate sensazioni e potranno godere di ogni opera che renderemo anche per loro fruibile.

Della palla che, rotolando in una pozzanghera, continuò il suo tragitto lasciandone i segni sul terreno, un non vedente avrebbe colto il suono del suo balzo nell’acqua, mentre László Jósef Biró nel 1938 ha dato importanza a questo, seppur così consueto momento, prendendone spunto per la realizzazione della prima Biro.

Un uomo e la sua Biro firmata PaperMate sono, dunque, protagonisti indiscussi di questa mostra personale e ricordano, per la loro stretta convivenza, una tra le più appassionate parafrasi di Roberto Benigni “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, l’uomo con la pistola è un uomo morto, perché la biro dà l’eternità”, rivista dall’originaria frase del film “Per un pugno di dollari” diretto da Sergio Leone ed interpretato da Clint Eastwood.

Con questo auguro all’uomo con la biro, di diventare un grande uomo e maestro nell’uso del nuovo strumento vincente, per far sì che di ogni grande idea rimanga il segno su ogni sua opera e nella mente umana, che lo contemplerà sempre.

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